RIDERS

Riders è un progetto realizzato per la VI edizione della Biennale dei Giovani Fotografi, organizzata dal Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (AR), in esposizione dal 22 settembre fino all’11 novembre 2018 presso la sede del Centro.

 

Pensati per essere lavoretti saltuari, quelli della gig economy stanno diventando per molti italiani dei veri e propri lavori a tempo pieno. I “riders”, i fattorini in bicicletta che consegnano cibo a domicilio, emblema di questo settore, sono trattati dai giganti del food delivery (Foodora, Deliveroo) come oggetti facilmente sostituibili.

Retribuzione al minimo, nessuna garanzia di continuità, assenza di tutele sanitarie: queste le condizione di lavoro che offrono le principali aziende del settore. Nella generale regressione dei diritti dei lavoratori, questi fattorini, nonostante siano l’elemento su cui si fonda il successo (e gli enormi ricavi) di queste aziende, diventano ingranaggi invisibili, pezzi di ricambio, gestiti da disumani algoritmi che hanno come unico scopo quello di massimizzare l’efficienza.

L’essere umano, elemento indispensabile, diventa invisibile in questo perverso meccanismo che ha come fine ultimo soltanto il profitto.

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“Se noi scioperiamo ci licenziano e assumono altra gente”. Questo il pensiero abbastanza diffuso tra i riders. Disincentivare l’associazione tra lavoratori, dividerli, per controllarli meglio. Le aziende del settore possono permettersi di offrire condizioni al ribasso, e chi non ci sta è fuori. Ci sarà sicuramente qualcun altro pronto a prendere il suo posto. Magari qualcuno costretto ad accettare quelle condizioni perché non ha altra scelta. Questi lavoratori invisibili possono essere descritti con una parola: sostituibili.

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“Io sono uno dei pochi che fa questo lavoro così come era stato pensato, ossia qualche ora per arrotondare”, mi dice A., studente universitario fuori sede. Per lui va bene così, è un qualcosa in più e se lo gestisce come vuole. Ma ha molti colleghi per i quali è l’unico lavoro, alcuni di loro anche con famiglia. Per loro, tirarci su uno stipendio decente significa ammazzarsi di lavoro.

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“Se uno non può lavorare perché si è fatto male è giusto che non venga pagato”. È quello che mi dice P., ragazzo moldavo che lavora per Foodora. Per lui è un lusso questo lavoro, gli permette di guadagnare 40 € in dieci ore. In Moldavia è lo stipendio del lavoro di un mese a 12 ore al giorno. Ma non c’è bisogno di spostarsi in Moldavia per trovare riders che si ritengono fortunati. Anche alcuni ragazzi italiani pensano che le condizioni non siano poi così male. Ma approfondendo un po’ la questione appare chiaro che sanno poco o nulla in merito a diritti dei lavoratori, tutele, sindacati eccetera. E anche un’altra cosa, altrettanto inquietante, appare chiara: le condizioni del mondo del lavoro, per lo meno nell’universo dei giovani, sono davvero pessime, e un lavoro nel settore del food delivery appare come una gran bella occasione. Poco importa se non ci sono garanzie di continuità, poco importa se non è prevista nessuna copertura sanitaria (a meno che non si decida di autoridursi lo stipendio). Per lo meno è un lavoro.

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Anche S. è uno studente. Come altri, fa questo lavoro per pagarsi una parte degli studi. Lui non ritiene di essere sfruttato. Le regole sono chiare fin dall’inizio, mi dice. “Se accetti il lavoro, accetti le regole. Tutto sommato, se lo fai come lavoretto per arrotondare, va bene così. Il problema è più generale. Il problema è che il sistema in cui viviamo fa si che alcune persone siano costrette a fare questi lavori a tempo pieno, perché non hanno alternativa.”

 

Grazie a tutte le riders e a tutti i riders che hanno accettato di collaborare.

Grazie a Sandro Bini e a Deaphoto per l’opportunità di esporre alla Biennale.

Un grazie speciale a R per il fondamentale contributo.

 

 

déjà vu

Quando la musica e la fotografia si incontrano e si uniscono.

Alexis Lefèvre e Michele Iaccarino sono due amici e due grandi musicisti. Ho avuto l’onore di lavorare con loro per la copertina del loro primo disco scritto insieme, “Déjà vu”.

L’immagine di copertina è semplice, una foto in movimento dei due musicisti che camminano lungo una ferrovia. Con Alexis e Michele abbiamo discusso a lungo su opzioni diverse, ma quando gli ho proposto questa immagine, tutti e tre abbiamo intuito che era quella giusta. Inizialmente senza capire il motivo, che lentamente si è rivelato. Nella sua semplicità è piena di significati: unisce il movimento e la quiete, il passato e il futuro, il cammino percorso e quello ancora a scoprire. Inoltre la ferrovia è ciò che collega luoghi lontani, che trasporta vite, che favorisce gli incontri. Nella sua semplicità racchiude la storia di Alexis e Michele: le origini comuni, l’incontro in una terra lontana dopo un lungo viaggio, il cammino fatto insieme, la collaborazione presente, i progetti futuri.

Le immagini di questa galleria sono state realizzate durante le sessioni fotografiche per la realizzazione della caopertina e del materiale promozionale.

Consiglio a tutti di seguire questi due grandi artisti.

Questa è la pagina web ufficiale, dove è possibile acquistare il disco, e questa la pagina Facebook.

Qui invece potete ascoltarlo. Fatelo, è bellissimo.

 

campo gravitazionale

Campo gravitazionale: è la regione di spazio perturbata dalla presenza di un corpo; corpo che esercita una forza di attrazione su tutto ciò che si trova in quel determinato campo.

Il corpo c’è, sta. Ogni oggetto che entra nel suo campo ne sarà inevitabilmente attratto. Anche se lontano migliaia di chilometri, anche se il corpo non è neanche visibile, l’oggetto verrà attratto.

Così fa la Montagna sull’uomo. Lei c’è, lei sta, immobile. Ma il suo richiamo oltrepassa distanze ed ostacoli. Inevitabilmente.

(Grazie ad A. P. per l’ispirazione)

 

 

 

collisioni

Ci sono sentieri che scorrono vicini, quasi sovrapposti; accade pure che si sfiorino, senza che nessuno se ne accorga. Spesso continuano a scorrere ignari. Capita però, a volte, che due sentieri collidano per un istante, dando luogo ad esplosioni violente.

 

 

 

Firenze addormentata

Piccolo reportage realizzato in un mattino dello scorso dicembre.

Da alcune settimane ogni mattina c’era sulla città una pesante e densa nebbia, fatto piuttosto insolito per questa città. Era da giorni che mi dicevo di dover esplorare quest’atmosfera, così una domenica mattina mi sono svegliato molto presto e sono uscito. Lo spettacolo non ha deluso le mie aspettative. Non c’era quasi nessuno in giro; le strade e le piazze ancora addormentate erano avvolte da un silenzio onirico. La nebbia inghiottiva la città, lasciando intravedere le cose solo a chi aveva il desiderio di addentrarsi al suo interno. Sembrava di essere in una bolla oltre la quale non esisteva più niente; camminando, creavo e distruggevo la città, che si materializzava davanti a me, mentre scompariva alle mie spalle. Anche il tempo era sospeso; a luce immobile, sempre uguale a se stessa durante il mio lungo vagare senza meta, aveva privato le ore del loro significato. Ed anche io, insieme alla città, avevo perso il tempo e lo spazio, ogni riferimento, naufrago in quel dolce mare.

 

Benvenuti!

Ciao a tutti! Benvenuti!!

Questo è il primo post del mio nuovo sito web, appena aperto. Ho deciso di inaugurarlo con un reportage realizzato esattamente un anno fa, a Viareggio, in una giornata tempestosa. Ho fatto queste foto il 14 febbraio 2015, ma non hanno niente a che fare con San Valentino.

Quel giorno mi svegliai con la voglia di fare foto al mare col brutto tempo. Quindi guardai le previsioni meteorologiche della costa e decisi la mia meta: Viareggio, molo di Levante. Non rimasi affatto deluso. In giornate come quella mi sembra di riuscire a sentire l’immensa potenza della Natura. Lo stupore, un misto di ammirazione e terrore di fronte a tanta forza, fa nascere dentro di me sensazioni contrastanti. Al cospetto di Madre Natura mi rendo conto di essere infinitamente piccolo, poco più un granello di sabbia, ma allo stesso tempo mi sento parte di essa. Quello era uno di quei giorni in cui la Natura decide di dare spettacolo, di dare un assaggio di sé. Nello stesso momento era sia giorno che notte, c’era il sole e nubi spaventose, vento forte e pioggia, colori e luci contrastanti. I sensi erano ebbri, l’anima in festa, lo sguardo pieno. L’unica cosa che potevo fare era contemplare con riconoscenza.